L’alimentazione e la produzione di muco

Molte malattie si caratterizzano per una notevole produzione di secrezioni da parte delle nostre “mucose”.

Cosa sono le mucose?

Il corpo umano è rivestito esternamente da pelle ed internamente da un involucro più morbido ed elastico definito mucosa. La mucosa si chiama così poiché, per proteggere la propria integrità, genera costantemente un sottile film di muco che la difende dall’essiccamento e dagli agenti chimico-fisici. L’efficacia dell’azione protettiva del muco è percepibile, ad esempio, bevendo un caffè bollente: il liquido non dà fastidio in bocca malgrado l’elevata temperatura. Tuttavia, se per sbadataggine dovessimo versarlo sulla mano, proveremmo un forte senso di bruciatura: la morbida mucosa è più resistente all’azione del calore rispetto alla pelle!! Il fattore protettivo è il muco.

L’eccesso di muco

Quando una struttura mucosa si infiamma, reagisce producendo enormi quantità di muco. È il caso delle mucose nasali infiammate durante il raffreddore (scolo nasale), delle mucose bronchiali (tosse produttiva), del colon (muco nella dissenteria), della mucosa vaginale infiammata (perdite mucose). Si tratta di una reazione fisiologica che, entro certi limiti, è molto utile per proteggere i tessuti e drenare le tossine. Tuttavia, l’eccessiva produzione di muco può causare seri problemi clinici in campo otorino come l’intasamento dei seni paranasali (sinusite) e dell’orecchio medio (otite). In tali casi si somministrano ai pazienti farmaci definiti mucolitici che hanno lo scopo di rendere il liquido più fluido ed agevolarne l’eliminazione.

L’alimentazione ed il muco

Non tutti sanno che ciò che mangiamo può avere enormi conseguenze sulla produzione di muco e, quindi, agevolare o ostacolare la guarigione delle malattie. Vediamo i cibi principalmente coinvolti.

La carne di maiale

La carne del maiale è molto particolare e, come tale, il suo consumo è oggetto di assoluto divieto in diverse religioni. Superstizione? In realtà, si tratta di una carne sicuramente saporita, che tuttavia nasconde alcune insidie. Il maiale è un animale selezionato da ormai migliaia di anni per uso e consumo umano, biologicamente dotato di scarsi sistemi di detossificazioneCosa vuol dire? Nel corso della vita tutti gli organismi viventi, noi compresi, assorbiamo un’enorme quantità di sostanze velenose, le tossine, che provengono dall’alimentazione, dall’aria che respiriamo, addirittura dal nostro metabolismo. Tali tossine tenderebbero ad accumularsi nel nostro corpo danneggiandolo seriamente se non fossimo dotati dei sistemi detox, strutture enzimatiche che neutralizzano ed eliminano i veleni. Il maiale ne è sostanzialmente privo. Per tale motivo la sua carne è molto tossica, carica di cosiddette sutossine. Inoltre la carne del maiale è ricca di una sostanza denominata istamina. Si tratta di un potente mediatore dell’infiammazione, presente anche nei nostri tessuti, che interviene anche nelle crisi allergiche. L’istamina causa edema dei tessuti ed aumento della produzione di muco. Per tale motivo l’assunzione di carne di maiale è molto sconsigliata agli allergici che, infatti, di regola assumono antistaminici e, quindi verrebbero a peggiorare alimentandosi con un cibo che li “carica” di istamina.

Il latte di mucca

Il latte di mucca è uno degli alimenti più usati, per lo meno nelle culture occidentali. Il suo componente proteico principale è la caseina, contenuta in una percentuale del 400% rispetto al latte umano. La caseina è una sostanza collosa, usata come adesivo dall’industria (etichette, incollaggio di cartoni) o come addensante negli alimenti preconfezionati. Il latte umano contiene quindi molte meno proteine rispetto al latte di mucca, e di tipo diverso. Nell’intestino umano il latte umano forma delle morbide strutture a fiocco che vengono rapidamente assorbite mentre il latte vaccino forma una massa mucillaginosa difficilmente digeribile., che non crea problemi ai quattro stomaci del vitello ma sovraccarica il nostro apparato digerente. Inoltre occorre ricordare che con l’avanzare dell’età si riducono i fattori che contribuiscono alla digestione del latte : l’acido cloridrico e l’enzima “rennina”. Per tale motivo molti di noi da adulti si accorgono di digerire sempre peggio i latticini. L’assunzione del latte, per l’elevato contenuto di caseina, causa la liberazione di istamina e l’aumento della produzione di muco, come ben illustrato da Coehen [Cohen R., “Milk, A-Z”, Argus Publishing, ISBN: 0-9659196-8-4, 1999.].

Conclusioni

Quanto abbiamo visto non deve causare ansia e portare ad un cambiamento copernicano delle nostre abitudini alimentari. Occorre, come sempre, usare il buon senso. Ovviamente durante una patologia caratterizzata da eccessiva produzione di muco o durante una fase allergica sarà opportuno correggere la propria alimentazione. Una volta superato il problema di salute si potrà riprendere con la consueta alimentazione, tenendo tuttavia presente quanto abbiamo visto e, possibilmente, non eccedendo e caricando il fisico con un quantitativo eccessivo e simultaneo di sostanze alimentari “a forte spinta mucosa” ( nella stessa giornata ad esempio latte al mattino, yogurt nel pomeriggio, formaggio e prosciutto la sera).

Chiudi
it_ITItalian
it_ITItalian