Coronavirus: Cosa abbiamo imparato

La situazione attuale

Ho atteso prima di pubblicare questo post per sincerarmi dell’effettiva continua decrescita dei casi da coronavirus.

Dopo una doverosa pausa, necessaria per fare decantare il caos mediatico che si è sviluppato intorno al virus, ai test diagnostici ed alle possibili cure, torniamo a fare il punto della situazione.

La fase acuta dell’epidemia da Covid-19 è ormai terminata e, personalmente, concordo con le opinioni dei clinici che confermano una drastica rarefazione dei pazienti ricoverati negli ospedali per tale patologia.

Adesso inizia per tutti noi un periodo di convivenza con una moderata circolazione del virus, che sembra sia ripetutamente mutato e, probabilmente, abbia perso la caratteristica aggressività tipica delle fasi iniziali dell’epidemia.

Ciò vuol dire che in futuro avremo un numero di casi sempre più ridotto, probabilmente con sintomi meno gravi, con la possibile comparsa sporadica di piccoli focolai, distribuiti casualmente sul territorio nazionale.

A differenza di quanto accaduto tra gennaio e febbraio, quando il virus si è insinuato insidiosamente nella nostra società, riuscendo ad infettare un elevatissimo numero di persone, prima che ci accorgessimo della sua esistenza, adesso le precauzioni che utilizziamo (l’uso delle mascherine, l’attenzione all’igiene ed il distanziamento sociale) dovrebbero evitare che i piccoli focolai diventino nuovamente grandi epidemie.

Cosa abbiamo imparato

Facciamo un breve excursus su ciò che è avvenuto: cosa abbiamo appreso sul virus in questi mesi molto critici per tutti noi?

Caratteristiche generali degli infetti
La grande maggioranza degli infetti è asintomatica o sviluppa una sintomatologia molto banale

Sintomi
Oltre i classici sintomi, caratterizzati da perdita dell’olfatto e del gusto, polmonite e febbre, il virus causa anche manifestazioni gastrointestinali, caratterizzate da nausea e dolori addominali, nonché manifestazioni cutanee, che vanno da eruzioni simili a quelle della varicella ad alterazioni simili ai cosiddetti “geloni” delle mani

Forme piú severe
Pazienti sopra i 60 anni, particolarmente se sovrappeso, affetti da ipertensione, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni o neoplasie, tendono a sviluppare la forma grave dell’infezione, che mostra un’elevata mortalità

Diffusione dell’infezione
Il coronavirus ha la sua porta d’ingresso a livello della mucosa del naso e dei seni paranasali. Di conseguenza, finché sarà presente la circolazione virale, è importante non trascurare i focolai di patologia infiammatoria cronica nasale (riniti e sinusiti), poiché costituiscono uno stimolo infiammatorio che può facilitare l’infezione e, disturbando l’omeostasi polmonare, può portare a forme di malattia molto gravi.

Pazienti con fibrosi polmonare
Una parte dei pazienti guariti dalla polmonite interstiziale, causata dal coronavirus, va incontro, durante la fase di cicatrizzazione, ad un fenomeno definito “fibrosi polmonare”. La fibrosi determina una diminuita efficienza dei polmoni, con conseguente facile affaticabilità e difficoltà respiratoria sotto sforzo. Un adeguato trattamento, in fase di convalescenza, con antinfiammatori ed antiedemigeni, può essere di aiuto per evitare tale evoluzione.

Giovani e bambini
I bambini e i giovani tendono poco ad ammalarsi. Tuttavia, in una quota di pazienti pediatrici, l’infezione può determinare la sindrome di Kawasaki, una malattia infiammatoria delle arterie del cuore abbastanza seria. Nella fase autunnale sarà pertanto importante coinvolgere anche i bambini nella profilassi antivirale.

Effetti della terapia preventiva
L’esperienza di questi mesi mi ha consentito di verificare che i pazienti che hanno eseguito la terapia preventiva, pur essendo stati a stretto contatto, senza alcun tipo di protezione con persone che hanno sviluppato la malattia da covid-19, non si sono infettati e mostrano un esame sierologico negativo

Test diagnostici
Il tampone resta l’esame principale per evidenziare la presenza del virus nei malati ed individuare i portatori sani.
Gli esami sierologici sono invece utili per identificare persone che hanno avuto un’infezione senza sintomi e sono negative al tampone, perché hanno eliminato il virus.
Ancora oggi purtroppo non siamo in grado di stabilire se la presenza degli anticorpi garantisca un’immunità e per quanto tempo

Terapie
Bisogna chiarire che la maggior parte delle terapie di cui si è sentito parlare in televisione (plasma-terapia, antivirali, antinfiammatori) rappresentano trattamenti ospedalieri da utilizzare in pazienti con sintomatologia medio/grave e non sono di alcun interesse per chi non ha contratto il virus e vuole fare prevenzione

Vaccini
Sappiamo tutti che è in corso un’intensa attività di ricerca a livello mondiale per cercare di mettere a punto un vaccino efficace per il Covid- 19.
Purtroppo, è molto difficile riuscire a produrre un vaccino funzionante contro i virus a RNA, come è accaduto anche con il virus dell’HIV per il quale si attende da oltre 30 anni un vaccino efficace

Immunomodulatori e farmaci biologici
L’utilizzo di prodotti immunomodulatori e di farmaci biologici, che inibiscono l’attecchimento del virus, si è dimostrato efficace nella prevenzione e rappresenta sicuramente la migliore istanza preventiva.

Conclusioni

Al momento consiglio a tutti i miei pazienti che non presentino rischio di infezione particolarmente elevato di sospendere ogni tipo di trattamento.

Fanno eccezione gli operatori del sistema sanitario e chi, per motivi di lavoro, deve incontrare molte persone nelle zone ancora “calde” della Lombardia e del Piemonte.

Per quanto riguarda l’ipotesi della “seconda ondata” voglio precisare che si tratta di valutazioni puramente statistiche e come tali vanno trattate.

Spero sinceramente che questo sia l’ultimo post che riguarda il Covid- 19. Tuttavia, in caso di necessità, utilizzerò nuovamente questa modalità comunicativa per informarvi su eventuali novità a riguardo.

Ringrazio tutti per l’attenzione

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