Le vertigini

vertiginiLa vertigine è un disturbo eterogeneo e costituisce uno dei capitoli più vasti della patologia ORL: moltissime alterazioni a livello dell’orecchio interno, della colonna vertebrale, delle strutture cerebrali o del cervelletto portano al sintomo vertigine. La vertigine è un’alterazione dell’equilibrio, caratterizzata da instabilità e difficoltà alla deambulazione, spesso accompagnata da nausea e vomito.

Premesse di anatomia e fisiologia

Dal punto di vista della statica, il nostro corpo è una struttura alta con una base molto stretta e, inoltre, è dotato di numerosi snodi (ginocchia, bacino, colonna vertebrale), che lo rendono estremamente instabile. Per consentire la postura eretta la natura, nell’arco del’evoluzione, ci ha dotato di un complesso sistema che governa l’equilibrio, costituito da una rete di sensori (organi vestibolari, occhi, sensori vertebrali, sensori muscolari) che inviano costantemente segnali ad una “centralina di controllo” (nuclei vestibolari del midollo allungato). Questa, interagendo con il cervelletto, gestisce la forza dei “tiranti” (i muscoli del lato destro e del lato sinistro del corpo), in modo tale che si possa rimanere in posizione eretta ed inoltre camminare e correre. Possiamo avere la percezione della dinamicità del nostro equilibrio provando a stare fermi con i piedi uniti: ci accorgeremo che in realtà abbiamo delle costanti oscillazioni, proprio perché i muscoli di destra e di sinistra, aggiustando di continuo la propria tensione, ci tengono in piedi con un costante effetto dinamico. Se infatti, ad esempio, abbiamo bevuto alcolici, i nostri sbandamenti aumenteranno in funzione della quantità assunta, perché l’alcool interferisce sui centri nervosi di controllo e pregiudica l’equilibrio. Ecco perchè gli ubriachi non riescono a stare fermi su due piedi e, men che meno su un piede.

Quanti tipi di vertigini esistono?

Abbiamo visto che il sistema si compone di sensori periferici (gli organi vestibolari) e di una struttura di elaborazione centrale dei dati (nuclei vestibolari/cervelletto). In base alla struttura danneggiata, avremo pertanto due tipi di vertigini assolutamente diverse e ben distinguibili: le vertigini periferiche e le vertigini centrali.

Vertigini periferiche

Sono dovute ad un danno dei sensori vestibolari. Insorgono improvvisamente, sono violentissime e costanti, cioè durante l’attacco, pur con variazione d’intensità, sono sempre presenti. La sensazione è di una rotazione intensa, come se ci si trovasse su una giostra che gira vorticosamente. Si accompagnano a forte nausea e vomito. Il paziente non è in grado di stare in piedi senza sostegno e non riesce a camminare diritto.

Vertigini centrali:

Hanno un esordio sfumato, sono incostanti, mai accompagnate da nausea e vomito. La sensazione avvertita è di un’oscillazione laterale e di un’incertezza a camminare, come se si fosse un po’ sotto l’effetto dell’alcool.

Le più comuni cause di vertigine

Vertigini periferiche
  • Labirintite: affezione per lo più di origine virale, della durata di alcuni giorni, che spesso rappresenta un evento unico nella vita del paziente
  • Malattia di Ménière: malattia dovuta ad un’anomalia dei liquidi interni dell’orecchio, che può portare ad avere attacchi di vertigini recidivanti
  • Otolitopatia: dovuta al distacco di alcuni cristalli detti appunto otoliti, presenti nei sensori vestibolari.

Vertigini centrali
  • disturbi del microcircolo cerebrale: patologia legata ad alterazioni microvascolari ben evidenti allo studio TAC o RM dell’encefalo
  • malattie neurologiche primitive come la sclerosi multipla.

Come comportarsi in caso di vertigine

I consigli che seguono si applicano a tutte le forme di vertigine.
  • Durante la fase acuta del disturbo restare immobili con gli occhi chiusi, bere a piccoli sorsi, mangiare poco e molto leggero, assumere farmaci antiemetici
  • Appena la sintomatologia migliora è assolutamente indispensabile alzarsi dal letto e muoversi il più possibile. Passeggiare con l’aiuto di qualcuno e non sostare in poltrona: in questa fase bisogna stimolare i sistemi dell’equilibrio che si stanno “ri-tarando”. I pazienti che, per paura, stanno a letto per molti giorni guariscono molto tempo dopo gli altri
  • Non guidare biciclette, scooter, moto finché lo specialista, eseguiti i test vestibolari, non avrà dato il via libera. Nella fase di guarigione si hanno dei momenti in cui ci si sente guariti e poi, improvvisamente, per qualche secondo, il disturbo riappare: un evento simile sarebbe letale sulle due ruote. Si può guidare l’auto se ci si sente sicuri, a bassa velocità, mai di notte ed in autostrada
  • Non salire per alcun motivo su scale, non andare a sciare o passeggiare in montagna. Il sistema dell’equilibrio rimane poco affidabile per diverse settimane ed attività simili potrebbero portare a gravi incidenti.

F.A.Q.

Perché il medico mi controlla gli occhi durante la visita per le vertigini?
R: Abbiamo visto prima che gli occhi fanno parte dei sensori implementati nella rete del controllo dell’equilibrio. Non appena insorge una vertigine compaiono dei movimenti involontari degli occhi definiti nistagmo, che vengono utilizzati per lo studio delle vertigini. Lo specialista vede il nistagmo con degli occhiali speciali (occhiali di Frenzel) e può misurarlo con apparecchiature computerizzate (elettronistagmografia, oculonistagmografia).
Mi è stato detto che ho la sindrome di Ménière e che non guarirò più.
R: La sindrome di Ménière è caratterizzata da attacchi recidivanti di vertigini. L’uso di adeguati trattamenti è in grado di tenere la stragrande maggioranza dei pazienti liberi da recidive. Occorre quindi curarsi con pazienza. Solamente in rarissimi casi la vertigine è indomabile e si arriva a dover eseguire anche trattamenti chirurgici.
L’esame ha dimostrato che ho un organo dell’equilibrio danneggiato definitivamente. Sarò per sempre affetto da vertigini?
R: No. Il sistema dell’equilibrio è costruito in maniera molto ridondante. Esistono cioè sistemi principali e sottosistemi che si integrano; pertanto, anche se un sensore viene distrutto, dopo un periodo di assestamento, l’apparato vestibolare riprende la normale funzione. Solo in casi particolari, ad esempio al buio e nella nebbia, quando i sensori visivi non sono operativi, si può avvertire un certo disagio.

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