Gli acufeni possono essere definiti come dei rumori inesistenti, che vengono percepiti solamente dalla persona che ne è affetta. Nel corso della vita ognuno può avvertire in maniera transitoria e del tutto innocente i “fischi nelle orecchie”, infatti nella cultura popolare ci sono vari detti a riguardo che mettono in relazione il fischiare delle orecchie con varie credenze. La situazione è diversa quando il disturbo persiste e diventa molto insistente, tanto da condizionare la vita del paziente.

Le cause degli acufeni

rumori nelle orecchie acufeniL’orecchio è uno strumento molto sensibile, costruito dalla natura per percepire i suoni. Di conseguenza qualsiasi anomalia che ne disturbi il funzionamento causa un calo di udito e, come effetto collaterale legato all’interferenza sulla conduzione e trasmissione del suono,un acufene. Malattie dell’orecchio esterno (tappo di cerume) e dell’orecchio medio (otite, otosclerosi) causano acufeni che ovviamente guariscono non appena eliminata la patologia sottostante. Gli acufeni che più spesso sono oggetto di indagine clinica sono quelli generati nell’orecchio interno (vedi link), la parte elettrica dell’orecchio dove le onde sonore (meccaniche) vengono tradotte in impulsi nervosi (elettrici) che viaggiano verso il cervello. In tal caso il rumore percepito in realtà non esiste, ciò che il paziente crede di sentire sono impulsi elettrici “pirata”, generati in qualche punto della struttura elettrica, che viaggiano verso il cervello mescolandosi a gli impulsi elettrici che portano i suoni che realmente stiamo ascoltando. Tali acufeni vengono pertanto definiti “acufeni soggettivi” proprio perché esistono solo per il soggetto che li percepisce.
Esiste poi una serie di acufeni in cui il rumore che il paziente percepisce esiste davvero, che vengono definiti “acufeni oggettivi” e che quindi sono percepibili anche da parte del medico. Sono rumori generati da strutture vicine all’orecchio, come gli acufeni pulsanti, in cui viene percepito il battito cardiaco per un’alterazione dei rapporti vascolari o per un aumento della pressione sanguigna.

Gli acufeni dell’orecchio interno

Questi acufeni sono i più frequenti e sono quelli che maggiormente necessitano di studio e terapia. Approfondiamo la conoscenza del problema perché ci sarà utile a comprenderne alcuni aspetti di tale patologia. Iniziamo col prendere coscienza di un concetto tanto semplice quanto poco chiaro: noi sentiamo con il cervello, non con l’orecchio! L’orecchio è un sensore che percepisce i suoni, li elabora e li invia lungo una rete nervosa che, attraversando diverse stazioni di controllo, giunge finalmente alla corteccia cerebrale. Qui i messaggi provenienti dalle due orecchie si fondono in un unico suono stereofonico: infatti, benché le onde sonore entrino in due orecchie diverse e viaggino dentro 2 diverse vie nervose fino al cervello, ogni parola che sentiamo la percepiamo solamente 1 volta e non 2. Recentemente si è visto inoltre che dal cervello partono delle fibre nervose che viaggiano verso le stazioni intermedie attraversate dal segnale acustico nel suo viaggio verso il cervello. La via acustica presenta quindi un “canale in salita”che porta il segnale dall’orecchio verso il cervello, attraversando diversi circuiti elettrici intermedi. Proprio a tale livello arrivano dei fasci nervosi che provengono dal cervello e sono in grado di controllare i circuiti della via acustica consentendo o meno ai segnali in arrivo di raggiungere il livello di coscienza. Quindi il sistema nervoso è in grado di filtrare segnali particolari.

Un classico esempio di controllo del segnale acustico è quello delle madri con un bambino piccolo: se di notte, mentre la madre dorme, qualcosa produce un rumore anche forte ma abituale e considerato dal cervello “normale”, come ad esempio il passaggio di automobili nelle strada vicina, la madre continua a dormire e non si sveglia. Se invece il neonato emette un vagito, anche debolissimo, la madre apre subito gli occhi, in quanto il suo cervello si è “sintonizzato” su quel tipo di suono e quindi lo percepisce anche se lievissimo. Quindi il cervello della madre controlla l’input uditivo! Un meccanismo analogo sta alla base della guarigione dell’acufene.
Voglio adesso spiegare come funziona questo naturale meccanismo di difesa che è efficace nella grande maggioranza dei pazienti, per tranquillizzare chi dovesse essere colpito dall’improvvisa comparsa di un rumore nell’orecchio. Infatti nei primi momenti dopo l’insorgenza del disturbo è normale che molti si domandino: dovrò tenermelo per sempre? Fortunatamente nella maggioranza dei casi la risposta è no! Appena insorto l’acufene il nostro sistema nervoso cataloga tale segnale come “inutile e fastidioso”, lentamente lo identifica tra tutti gli impulsi in arrivo e, sfruttando i circuiti che abbiamo prima descritto, mette in atto una sorta di filtro che lo scherma, impedendogli di giungere a livello di coscienza. Per ottenere il risultato, a seconda della plasticità cerebrale del soggetto colpito, occorrono da alcune settimane ad alcuni mesi, durante i quali la percezione dell’acufene diviene sempre più incostante, il disturbo dapprima va e viene e poi lentamente sparisce.

Trattandosi di una “guarigione attiva” è importante un buon funzionamento del sistema nervoso: notoriamente i pazienti più tranquilli e distaccati nei confronti del proprio disturbo guariscono prima mentre quelli molto ansiosi a volte faticano parecchio. Proprio l’ansia, che purtroppo spesso si accompagna all’insorgenza del disturbo, è uno dei peggiori nemici della guarigione!! Ciò è dovuto all’interferenza negativa che l’agitazione ha su tutte le attività cerebrali e, quindi, anche su quelle necessarie a sopprimere l’acufene. Come già detto, normalmente i pazienti descrivono una graduale scomparsa del disturbo nell’arco di 2-3 mesi. È inoltre comune che, anche a distanza di anni dalla guarigione, alcuni riferiscano che in momenti di forte stanchezza, specialmente mentale, il disturbo riappaia per qualche tempo. Ciò è prevedibile in base a quanto abbiamo visto sinora: il blocco dell’acufene viene effettuato dal cervello con un meccanismo “attivo”, basato su un circuito elettrico cerebrale. La stanchezza, causando un diminuzione delle performance cerebrali, porta ad un calo di prestazione anche del filtro ed ecco riapparire, per breve tempo, l’acufene.

Le terapie

Negli acufeni generati da patologie dell’orecchio esterno e medio la rimozione del processo patologico comporta l’immediata guarigione dal disturbo. Gli acufeni prodotti da sofferenze dell’orecchio interno si giovano spesso di terapie con farmaci che promuovano l’azione del microcircolo vascolare, in quanto proprio un disturbo del genere sta alla base della maggior parte delle patologie cocleari. Quando il danno è stabilizzato, l’uso di sostanze ad azione sul microcircolo ha un senso preventivo contro l’insorgenza di nuovi insulti ischemici, non ha però più effetto sull’acufene. Nei casi in cui, trascorsi 2-3 mesi dall’esordio, non si abbiamo miglioramenti è opportuno valutare l’opportunità di un aiuto con farmaci che, agendo sulle vie nervose, aiutino quel meccanismo di protezione neurologico di cui abbiamo appena parlato. Per tale motivo tecniche come l’ipnosi, il training autogeno e lo yoga sono estremamente utili poiché potenziano le capacità di controllo cerebrali sul disturbo.

F.A.Q.

Ho notato che l’acufene peggiora quando sono nervoso, è possibile?
R: Si. Abbiamo appena visto che un efficiente funzionamento del sistema nervoso è essenziale per dominare l’acufene. Lo stress ed il nervosismo rubano risorse al cervello, indebolendo le capacità di controllo sul disturbo.
Durante il giorno me la cavo, ma l’acufene è terribile la sera, nel silenzio.
R: L’acufene è un segnale anomalo che viaggia verso l’area acustica del cervello e va in competizione con gli altri suoni. La sera, specialmente se si è stanchi e stressati (vedi sopra), l’assenza di rumori può esaltare l’acufene. In tal caso, prima di innervosirsi (il che peggiorerebbe ulteriormente le cose), è opportuno ingannare il cervello con qualche piacevole suono (musica di sottofondo, radio ecc.), che lo aiuterà a mascherare il disturbo.
Sono affetto da una sordità grave e non porto la protesi. Gli acufeni mi tormentano.
R: Purtroppo è ovvio. L’orecchio ipoacusico non veicola suoni sufficientemente forti verso il cervello e quindi l’acufene, che origina dentro la nostra testa, non avendo concorrenti, si esalta. Applicando una protesi acustica, che consenta di migliorare l’udito rinforzando i segnali “buoni”, avremo un immediato miglioramento del disturbo.
Mi è appena insorto un acufene. Durante il giorno faccio sempre delle prove per sentirlo e capire se va meglio o no.
R: Sbagliato. Assolutamente da non fare. Come abbiamo visto il nostro cervello, una volta identificato l’acufene , cerca di portarlo “fuori dalla sfera di coscienza” e non percepirlo. Il “cercare il rumore per controllarlo” è un vero sabotaggio di quanto di buono il nostro cervello tenta di fare, in quanto lo costringe a portare al centro della nostra attenzione il disturbo.

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